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Il “Sud Est” di Steve McCurry

Posted on 23 November 2009 by Andrea Palla

11 November 2009a31 January 2010

Sud Est” è il titolo della suggestiva mostra milanese di Steve McCurry, fotografo statunitense tra i più famosi della rivista National Geographic. La città di Milano offre la visione di duecento dei suoi scatti più rappresentativi, realizzati durante i lunghi viaggi nel sud est asiatico. Suddivisa in cinque categorie che spaziano dal dolore alla gioia, la mostra è un concentrato di culture e sensazioni che immergono completamente lo spettatore, grazie anche al suggestivo allestimento di Peter Bottazzi, che ha scelto di disporre le tante fotografie l’una accanto all’altra in un gioco di trame e radici che rendono il percorso denso e spiazzante.

McCurry è nato nel 1950, e da anni collabora come fotoreporter con prestigiose riviste internazionali. Nel 1985 il suo ritratto della giovane ragazza afghana è divenuto famosissimo grazie alla copertina dedicatagli da National Geographic. Il suo è uno stile sincero e profondo: non adotta una fotografia esclusivamente giornalistica, ma un percorso più radicale e costruito che mira ad indagare l’animo dei soggetti rappresentati. McCurry utilizza un’ampia gamma cromatica per riempire gli spazi delle sue immagini: la drammaticità della scena, o piuttosto l’emozione che essa desidera rappresentare, è fornita dall’uso di colori spesso accesi e contrastanti, che ne hanno da sempre caratterizzato lo stile personale ed inimitabile.

La mostra “Sud Est” vuol essere un omaggio all’amore che il fotografo ha per questa zona del mondo, e al tempo stesso una citazione relativa alla sua agenzia italiana, la Sudest57 di Biba Giacchetti. Il fotografo è anche stato insignito dalla città di Milano del premio “Ambrogino d’oro”, e alcuni suoi scatti parteciperanno all’Expo 2015 organizzata dal capoluogo lombardo.

La mostra è visitabile a Palazzo della Ragione, in Piazza Mercanti, e prosegirà fino al 31 Gennaio 2010. Si tratta di un’occasione imperdibile per chi abita vicino a Milano. Qui sotto trovate tutte le informazioni, e a seguire alcuni degli scatti inclusi.

Steve McCurry “Sud-Est”
Dall’ 11 novembre 2009 al 31 gennaio 2010
Milano, Palazzo della Ragione, piazza Mercanti 1
Orari: Da martedì a domenica h 9.30 – 19.30. Giovedì h 9.30 – 22.30. Lunedì h 14.30 – 19.30 La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: € 8,00 intero – € 6,50 ridotto under 18 e over 65, gruppi di minimo 15 – massimo 25 persone, titolari di coupon e convenzioni. € 3,00 ridotto speciale scuole Gratuito per minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti, disabili e accompagnatore
INFO: www.stevemccurrymilano.it
tel. 02.43353522

For the images: © Steve McCurry. Published under fair use principle.

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Omaggio ad Alda Merini

Posted on 02 November 2009 by Andrea Palla

Ieri, primo novembre duemilaenove, se n’è andata quella che probabilmente è stata la maggiore poetessa italiana di tutti i tempi, sicuramente la più illustre del novecento.

Nata a Milano nel 1931, Alda Merini ebbe una vita tormentata, dentro e fuori da quei manicomi che oggi non esistono più e che in qualche modo contribuirono a forgiare la sua personalità forte e caparbia. Ella fu viva testimone del dolore, ma mai sua vittima. Nelle sue parole, vibranti e intense, asciutte e significanti, seppe sempre mantenere viva la forza e la necessità dell’andare avanti, del percorrere una strada complicata ma piena di soddisfazioni, seppur lastricata di soffocanti angosce.

Se ci sono cose che rimangono di questa donna tenace e al tempo stesso fragile, sono proprio le parole dolci e sublimi, scaturite da una mente che – parole sue – “grazie a Dio è riuscita a non dimenticare mai”, anche quando questo ricordare ha significato mantenere vivi i ricordi legati alla sofferenza.

Amante della vita, amante degli uomini, nei suoi versi mise in gioco tutta se stessa: cantò i suoi patimenti, le sue angosce, ma anche la sua travolgente dolcezza, il suo desiderio e, negli ultimi anni, il suo riavvicinamento alla fede e a Dio.

A lei un doveroso omaggio, fatto di fotografie – a volte tenere, a volte provocanti – mescolate alle parole – le sue parole – che continueranno nel tempo ad animare i cuori e le menti di chiunque l’abbia amata, letta, ascoltata.

Dovunque tu sia ora: grazie, Ada.

Il copyright delle immagini appartiene ai rispettivi Autori. Esse sono pubblicate con logica Fair Use.

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Addio, profondo vecchio,
fatta di vertici che tutti hanno veduto.
Erano spine che entravano nell’anima
e diventavano fiori.
Abbiamo perso il cuore di Dio, il suo linguaggio:
eppure la sera
quando io dormo sola
allungo la mano verso di te.
E sei ancora lì che palpiti,
e non vuoi e non puoi morire.

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Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no è qualcosa di più
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

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Ci sono notti
che non accadono mai
e tu le cerchi
muovendo le labbra.
Poi t’immagini seduto
al posto degli dèi.
E non sai dire
dove stia il sacrilegio:
se nel ripudio
dell’età adulta
che nulla perdona
o nella brama
d’essere immortale
per vivere infinite
attese di notti
che non accadono mai.

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Anima che accarezzo a sera, e sei un cane
stanco, ma un cane sempre fedele. Un cane
che balbetta un nome: padrone, padrone mio.
Non lasciarmi anima cane, non lasciarmi mai.

alda3

Lascio a te queste impronte sulla terra
tenere dolci, che si possa dire:
qui è passata una gemma o una tempesta,
una donna che avida di dire
disse cose notturne e delicate,
una donna che non fu mai amata.
Qui passò forse una furiosa bestia
avida sete che dette tempesta
alla terra, a ogni clima, al firmamento,
ma qui passò soltanto il mio tormento.

alda1

Apro la sigaretta
come fosse una foglia di tabacco
e aspiro avidamente
l’assenza della tua vita.
È così bello sentirti fuori,
desideroso di vedermi
e non mai ascoltato.
Sono crudele, lo so
ma il gergo dei poeti è questo:
un lungo silenzio acceso
dopo un lunghissimo bacio.

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Jonas Bendiksen alla conquista dello spazio

Posted on 30 October 2009 by Andrea Palla

j© Jonas Bendiksen / Magnum Photos

Nato nel 1977 in Norvegia, Jonas Bendiksen entra giovanissimo in Magnum Photos: a soli 19 anni inizia il suo apprendistato nell’importante agenzia fotografica, e poco dopo intraprende un viaggio di reportage attraverso la Russia che gli consentirà nel 2005 di vincere il premio del World Press Photo e l’anno successivo di realizzare il volume Satellites (Contrasto, 2006), dedicato alla “corsa spaziale” vista attraverso gli occhi di questo paese in crescita e mutamento.

Da qualche anno sta portando avanti un progetto sulle bidonville di tutto il mondo, grazie anche alla borsa di studio offerta dalla Alicia Patterson Foundation. Parte dei suoi lavori sono stati già raccolti nel volume I luoghi in cui viviamo (Contrasto, 2008).

“Amo lavorare su racconti che rimangono sempre indietro rispetto ai titoli del giorno: gli orfani del giornalismo. Spesso le immagini più preziose e convincenti tendono a rimanere dietro alle storie oblique e nascoste che volano appena sotto il radar.”

For the images: © Jonas Bendiksen / Magnum Photos. Published under fair use principle.

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Nuovo sito per l’amico Flavio Marocco

Posted on 20 October 2009 by Andrea Palla

Flavio Marocco, già apparso su iMAG#0 con il suo reportage su San Pietroburgo, ci ha segnalato il suo nuovo sito ricco di interessantissimi scatti  analogici. Qui sotto vi proponiamo un’immagine tratta dalla serie “Paldiski”, ma l’invito è di andare subito a visitare www.flevia.it e poi il suo stream flickr per non lasciarsi sfuggire nessuna delle sue meravigliose fotografie!

Flavio Marocco - "Looking Blatic Sea over Paldiski cliffs" - 2008

© Flavio Marocco - "Looking Blatic Sea over Paldiski cliffs" - 2008

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Imogen Cunningham

Posted on 20 October 2009 by Andrea Palla

La fotografa statunitense Imogen Cunningham (Portland, Oregon 1883 – San Francisco 1976) fu, negli anni ‘30, una delle esponenti del gruppo f/64, un movimento coordinato da Ansel Adams e Edward Weston, dedicato alla ricerca dell’assoluta nitidezza dell’immagine mediante l’uso della minima apertura di diaframma (da cui il nome f/64), quindi al raggiungimento del massimo di profondità di campo durante lo scatto.

Il movimento mirava a “definire la fotografia come forma d’arte attraverso la semplice e diretta rappresentazione secondo metodi puramente fotografici”, e si collocava in quella corrente artistica definita “fotografia diretta” (“straight photography”)

La cunningham realizzò in questo anni numerose fotografie botaniche, ma divenne celebre anche come ritrattista, in particolare lavorando per la rivista Vanity Fair dal 1932 al 1934, periodo in cui fotografò varie celebrità dell’epoca.

Le sue immagini floreali sono una rappresentazione pura e senza artifici di elementi naturalmente candidi, mentre i suoi ritratti mai banali mirano a raggiungere un alto livello di sensualità tangibile, anche attraverso nudi in pose plastiche ben calibrate.

Dagli anni ‘40 iniziò anche a dedicarsi alla street photography.

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La geometria compositiva di Ralph Gibson

Posted on 13 August 2009 by Andrea Palla

Sia che fotografi luoghi o persone, ogni scatto di Ralph Gibson (Los Angeles,16 Gennaio 1939) appare sotto forma di elegante frammento strutturale e compositivo, attento alla geometria e alla prospettiva.

Purista formale, Gibson si è dedicato tanto al reportage quanto al nudo creativo, ogni volta proiettato all’utilizzo dei suoi soggetti  – animati e non – in funzione di un disegno, di una linea netta all’interno dell’immagine. Basta osservare i suoi ritratti femminili, spesso piccole porzioni di corpo che riempiono totalmente il rettangolo della fotografia, disposte in maniera tale da divenire quasi un paesaggio, una curva che crea un orizzonte umano. C’è sempre una forte ricerca di una prospettiva perfetta, maniacale, in modo che ogni oggetto ed ogni centimetro di pelle siano parte attiva e centrale dell’immagine, e disegnino tanto una figura quanto una storia.

Nella sua carriera, Gibson ha ricevuto numerosi riconoscimenti e si è associato a molte organizzazioni dedicate all’arte e alla fotografia. Attualmente lavora a New York, ma viaggia spesso in Europa e in Brasile, nazione a cui ha anche dedicato un intero lavoro di reportage.
Nelle fotografie dei suoi viaggi, le costruzioni e i luoghi si fondono con le persone e raccontano le geometrie del mondo, in un insieme globale in cui il soggetto diviene prima una casa, un portone, un balcone, e poi una spalla, un busto, un viso, delle mani. La sua forza sta nel mescolare senza soluzione di continuità (s)oggetti diversi accumunati da un medesimo background culturale e creativo.

La sua ultima opera è un libro di nudi femminili, in tiratura limitata di 1200 copie autografate, disponibile sul sito della casa editrice specializzata Taschen al prezzo di 350€.

For the images: © Ralph Gibson. Published under fair use principle.

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“Tracce di tempo”: Mostra fotografica di Gloria e Rudi Fenaroli

Posted on 23 July 2009 by Andrea Palla

24 July 2009 18:00a6 August 2009 22:00

“Tracce di tempo. Ritratti e stagioni dell’uomo in fotografia”: questo il titolo della mostra fotografica che si terrà a Sirmione dal 24 luglio al 6 agosto 2009. Le opere dei giovani fotografi hanno come tema e ispirazione lo scorrere del tempo e il suo rapporto con l’uomo e la sua immagine.”

“Quasi a sfidare, in controtendenza, la frenetica corsa alla sempre maggiore velocità, Gloria e Rudi Fenaroli decidono di recuperare la lentezza nello sguardo, di ritrovare il sapore e lo spessore delle atmosfere dei tempi passati, senza decadente nostalgia, soltanto per il desiderio di dare spazio ad un occhio immaginativo che non si accontenta di rappresentare correttamente un volto o un corpo, ma vuole anche andare ad indagare nelle profondità della superficie.
Per questo la superficie della Fotografia non è più una patinata e algida barriera fra chi guarda e chi è raffigurato, ma diventa un sofferto diaframma che ci apre alla percezione di una nuova dimensione del ritratto, quella temporale.
Questa raffinata ed elegante “lavorazione” manuale delle stampe arricchisce di un valore aggiunto il risultato di riprese che comunque, già nella loro primaria impostazione, palesano un’evidente volontà di caricare il lavoro di un’intensità dello sguardo non comune nella produzione contemporanea.
In definitiva gli artisti ci dimostrano la loro straordinaria capacità di praticare una felice sintesi fra tecnica contemporanea e preziosa manualità, per sintonizzare il loro lavoro sulle frequenze di un futuro antico”. (Professor Guido Cerere)

Informazioni tecniche

Titolo: “Tracce di tempo. Ritratti e stagioni dell’uomo in fotografia”
Immagini di Gloria e Rudi Fenaroli, Atelier Fotogek
Dove: Galleria Civica Dante Alighieri – piazza Flaminia 1 – Sirmione (Brescia)
Quando: vernissage venerdì 24 luglio 2009 alle 18:00. In mostra fino al 6 agosto.
Orari: ogni giorno dalle 15:00 alle 22:00.
Per informazioni: 030 961850 info@fotogek.it

Gloria Fenaroli

Gloria è una giovane fotografa bresciana che si occupa soprattutto di fotografia sociale e di ritratti in sala da posa, in cui sa catturare la spontaneità delle emozioni e l’essenza delle personalità con estro e sottile raffinatezza. Nonostante la giovane età ha già vinto diversi premi, tra cui due medaglie di bronzo al concorso internazionale FIOF Professional Photography Awards 2009, nella categoria Ritratto.

Rudi Fenaroli

Fotografo dall’età di 16 anni, Rudi Fenaroli ha integrato alla sua esperienza fotografica la conoscenza del linguaggio filmico. Ha vinto per due volte il Premio Letterario e Scientifico Dottor Giuseppe Linetti, nel 2006 con il cortometraggio “Macabro istinto di scappare” e nel 2007 con il cortometraggio “Brightness”.

Atelier Fotogek

Lo studio fotografico in cui collaborano Gloria e Rudi Fenaroli ha sede a Montichiari ed è specializzato in fotografie di matrimonio e ritratti fotografici. Per entrambi i settori ha collezionato premi e riconoscimenti a livello italiano e internazionale: tra gli altri, il QEP (Qualified European Photographer), il QIP (Qualified Italian Photographer), nonché risultati prestigiosi nei contest organizzati tra i soci del WPJA (l’associazione mondiale dei fotogiornalisti di matrimonio).

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David Hilliard: storie panoramiche.

Posted on 15 July 2009 by Andrea Palla

Classe 1964, nato in Massachussets, David Hilliard è un fotografo americano che lavora con successo alla fotografia panoramica.

Le sue opere sono costituite da più pannelli (in genere, tre) che complessivamente mostrano larghe scene di vita quotidiana. La sua particolarità sta nel fatto che, a differenza di alcuni colleghi che seguono lo stesso filone, i pannelli di Hilliard possono essere tutti visti come fotografie a sé, ognuna con il proprio piano prospettico ed il proprio punto di fuoco. L’insieme che vanno a costituire, dunque, diviene una sorta di storia che può essere tanto vista nel suo complesso, quanto come susseguirsi di piani o eventi separati ma in stretta relazione. Ciò permette al fotografo di guidare lo spettatore senza però imporre un’interpretazione necessaria.

I soggetti principali sono parenti e amici di Hilliard. Gli sfondi si muovono tra mura domestiche e meravigliosi paesaggi naturali. Gli aspetti indagati sono quelli tipici di vite semplici inserite in contesti suggestivi, che in qualche modo rendono gesti ed esistenze lontani, persi in luoghi distanti, estranei.

Tutti i suoi lavori sono sul sito ufficiale.

For the images: © David Hilliard. All rights reserved. Published under fair use principle.

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L’anima fragile di Francesca Woodman

Posted on 13 July 2009 by Andrea Palla

C’è nella fotografia di Francesca Woodman tutta quell’irrequietezza e quel genio che hanno portato questa giovanissima e sorprendente artista statunitense a togliersi la vita a soli ventidue anni, gettandosi dalla finestra dello studio newyorkese nel quale lavorava. Era il 19 Gennaio 1981, e Francesca aveva appena pubblicato la sua prima ed unica collezione di fotografie, dal titolo Some Disordered Interior Geometries (Alcune disordinate geometrie interiori). Questo titolo, unito al biglietto che lasciò ad un amico, aiutano a comprendere come la sua mente fosse percorsa da fitte emozionali e da un crescente disagio, che riversava nelle sue immagini grezze, a tratti disturbanti, ma terribilmente cariche di passione ed eleganza. Ella scrisse infatti: “Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate.”

Nata a Denver il 3 Aprile del 1958, studiò anche in Italia nel 1977, e si trasferì a New York nel 1979. Nel 1980 cadde in depressione a causa del lavoro e di una relazione amorosa improvvisamente interrotta. Furono queste le motivazioni che probabilmente la portarono alla scelta tragica compiuta l’anno dopo.

La Woodman utilizzò sempre il bianco e nero, con esposizioni lunghe o doppie esposizioni che le permettevano di partecipare attivamente alla scena e divenire, nella maggioranza dei casi, il soggetto. La sua è una fotografia fatta di corpi e anime, di visi nascosti con vergogna e nudità mostrate senza pudore, di stanze distrutte e tempo che scorre inesorabile, di decadenza e di sfumare. È una fotografia carica ma non melodrammatica, anzi fortemente incisiva e malinconicamente brutale. Ma è soprattutto una fotografia di ricerca di un’io fragile verso il quale l’Artista è sia vittima che carnefice, in bilico tra realtà e finzione, psicologia e gesto, verità e sogno.
Le sue immagini costituiscono splendidi frammenti testamentari, che aiutano passo dopo passo a ricostruire il percorso tormentato ma estremamente affascinante di questa giovane ragazza dall’animo nobile e devastato. Sono inoltre pezzetti che caratterizzano una certa tipologia di personaggio femminile, non come stereotipo, ma come soggetto che pensa, agisce e si emoziona: non è la costruzione di un modello ad essere al centro dell’opera di Francesca Woodman, quanto la realizzazione di un dialogo con se stessa. Sono questi i motivi che hanno reso il suo lavoro qualcosa di immortale, e le hanno permesso di entrare nell’olimpo delle grandi nonostante il percorso triste ed infinatamente breve della sua esistenza.

For the images: © The estate of Francesca Woodman, New York. All rights reserved. Published under fair use principle.

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“Mri Dai” di Edvard Frank

Posted on 09 July 2009 by Andrea Palla

Mri Dai (trad. “mia mamma”) è un progetto sviluppato da Edvard Frank, fotografo triestino facente parte dell’associazione artistica Magazzini Cornelia, che organizza varie esposizioni nella città, avendo a disposizione un laboratorio ed un negozio d’arte (Iside Arte).

Questa serie di fotografie, che fanno parte di un lavoro più ampio in via di definizione, documenta la vita di una famiglia Rom che dalla Slovacchia del sud si è trasferita a Trieste. Il “work in progress” si divide in tre parti: viene indagata innanzitutto la vita familiare, quindi la vita in strada del padre e del figlio Rom che trascorrono le giornate suonando, ed infine la realtà della Slovacchia dove Frank si reca annualmente insieme ai suoi soggetti per conoscerne le origini e scoprirne usi e costumi locali.

Altri lavori di Edvard Frank sono sulla sua galleria Flickr.

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