La fotografa statunitense Imogen Cunningham (Portland, Oregon 1883 – San Francisco 1976) fu, negli anni ‘30, una delle esponenti del gruppo f/64, un movimento coordinato da Ansel Adams e Edward Weston, dedicato alla ricerca dell’assoluta nitidezza dell’immagine mediante l’uso della minima apertura di diaframma (da cui il nome f/64), quindi al raggiungimento del massimo di profondità di campo durante lo scatto.
Il movimento mirava a “definire la fotografia come forma d’arte attraverso la semplice e diretta rappresentazione secondo metodi puramente fotografici”, e si collocava in quella corrente artistica definita “fotografia diretta” (“straight photography”)
La cunningham realizzò in questo anni numerose fotografie botaniche, ma divenne celebre anche come ritrattista, in particolare lavorando per la rivista Vanity Fair dal 1932 al 1934, periodo in cui fotografò varie celebrità dell’epoca.
Le sue immagini floreali sono una rappresentazione pura e senza artifici di elementi naturalmente candidi, mentre i suoi ritratti mai banali mirano a raggiungere un alto livello di sensualità tangibile, anche attraverso nudi in pose plastiche ben calibrate.
Dagli anni ‘40 iniziò anche a dedicarsi alla street photography.











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